Dall'altra parte del cancello del manicomio dell'Osservanza di Imola
C'è sempre sbigottimento quando entri in questi luoghi. Devo dire che gli ospedali psichiatrici un pò si assomigliano tutti, con quelle sbarre alle finestre, sembra di entrare in un mondo che si è fermato.
Volti come imbarcazioni affondate, condannate a stare sotto la superficie, per sempre. Nelle molteplici espressioni di questi visi rosicati dal dolore, io riconosco la bellezza.
Sono matto,
sono una meravigliosa imperfezione,
come uno stupendo sbaglio di Dio.
sono una meravigliosa imperfezione,
come uno stupendo sbaglio di Dio.
C'è sempre sbigottimento quando entri in questi luoghi. Devo dire che gli ospedali psichiatrici un pò si assomigliano tutti, con quelle sbarre alle finestre, sembra di entrare in un mondo che si è fermato.
Volti come imbarcazioni affondate, condannate a stare sotto la superficie, per sempre. Nelle molteplici espressioni di questi visi rosicati dal dolore, io riconosco la bellezza.

Lo seguo immergendomi in un'atmosfera surreale: gli edifici, che sono molto diversi fra loro, sembrano tutti abbandonati: non si sente un rumore, c'è solo qualche gatto sdraiato al sole o su panchine arrugginite.

Cosi ci incamminiamo per i giardini coperti dagli alberi, dirigendosi verso un edificio molto malandato, ma allo stesso tempo maestoso.

Immacabili i segni della passata attività manicomiale e della conseguente pratica di segregazione: le sbarre alle finestre.

Entriamo nel padiglione dove venivano chiusi i malati.
Superate le prime stanze che oggi vengono usate come magazzini di roba inutilizzata e vecchia, usciamo in una specie di piccolo cortile. Aperte in fila lungo i muri ci sono le porte di una ventina di cellette di contenzione.
Uno spettacolo agghiacciante.
Nella metà superiore, queste porte di legno marcio sono dotate di una fessura che serviva a spiare dall'esterno il "detenuto". L'interno di ogni celletta è la desolazione.
Superate le prime stanze che oggi vengono usate come magazzini di roba inutilizzata e vecchia, usciamo in una specie di piccolo cortile. Aperte in fila lungo i muri ci sono le porte di una ventina di cellette di contenzione.
Uno spettacolo agghiacciante.
Nella metà superiore, queste porte di legno marcio sono dotate di una fessura che serviva a spiare dall'esterno il "detenuto". L'interno di ogni celletta è la desolazione.

Per me, anche le persone che sono sopravvisute alle violenze dei Manicomi sono santi silenziosi. Eroi. La nostra società - noi tutti - dovremmo chiedere perdono a queste persone per ciò che è stato fatto loro. Ma alle volte chiedere scusa è inutile. Come è inutile compatire...

Il fiore che sboccia nelle avversità
è il più bello e profumato di tutti.
Mao
Il bello dell'Osservanza è che vi vengono fatte delle attività diverse dall'uso precedente (vedi qui), questi luoghi possono e devono essere un ricordo ma elemento per capire quello che vi è accaduto dentro.
Le parole di Simone Cristicchi estratte da "Centro di Igiene mentale" e le mie fotografie.
Questo post è stato citato dal CristicchiBlog (qui) ... grazie di nuovo agli slacciati.












